domenica 31 marzo 2013

Una Cena Elegante - Parte 1

La Cerimonia

Certo, la tradizione era la tradizione, ormai da centinaia di anni. Pero' proprio non capiva perchè tutte queste pantomime ormai obsolete, vecchie. Inutili.
Prese mentalmente nota che questa sarebbe stata una delle cose che avrebbe eliminato appena gliene fosse capitata l'occasione.

Malgrado l'inverno fosse appena iniziato non faceva tanto freddo. o forse era il mantello cerimoniale semplicemente troppo pesante. Si domando' se ne esisteva una versione estiva. No, in fondo quel tipo di cerimonie venivano celebrate quasi sempre in locali freddi e umidi.
Anacronisti, ecco cosa era quella gente. Certo, i principi erano piu' che condivisibili, ma i modi...diosanto...da tardo Medio Evo.

"Si faccia entrare l'iniziato" disse il cerimoniere, che altri non era che uno degli amministratori dei vecchi ed obsoleti mezzi di informazione pre-connessione.

Quasi si dimentico' il motivo per cui era là in quel momento. Si guardo' attorno, le persone attorno a lui avevano lo sguardo basso, in meditazione. Solo il Vecchio, il piu' alto di grado, poteva guardare in faccia l'iniziato.

Beh, peccato che l'iniziato non potesse vedere nulla di tutto questo, non per il momento almeno, visto che, come la tradizione voleva, era bendato ed incappucciato.

Il Leader sudava abbondantemente sotto quel cappuccio di merda e dentro di sè imprecava per quell'idea del cazzo del suo amico. Fanculo anche a lui. Lui e i suoi cazzo di consigli.

Una mano lo afferro' per il collo e lo forzo' ad inginocchiarsi. Non solo non vedeva nulla, ma si doveva pure inginocchiare a sta manica di imbecilli.

Il Vecchio parlo' nel suo inconfondibile accento del Nord Confederazione: "L'iniziato è pronto?"

Fanculo. Ah, se solo avesse potuto rispondere, ma gli avevano già detto che non avrebbe dovuto proferir parola se non durante il giuramento.

"Si, Maestro, ha scritto di suo pugno il suo testamento, è pronto".

L'impulso di mettersi la mano sui coglioni era forte. E quasi si libero' dalla presa di uno dei due adepti che lo avevano accompagnato nella stanza.

"Bene. Il percorso che stai per iniziare, sarà senza via di uscita. Ti rendi conto che una volta entrato nella nostra società, ci resterai a vita?"

Cazzo! "..Si....Maestro" disse quasi mordendosi la lingua.

Con la coda dell'occhio il Guru vide un'ombra di sorriso increspare il viso di plastica del Vecchio.
Il Leader suo amico era impaziente, si vedeva, ma ce l'avrebbe fatta.
C'erano voluti mesi per convincerlo a farlo, a venire qua. Ma questo era un passo necessario, altrimenti la Rete dei Connessi non sarebbe mai andata avanti.
 
La stessa mano che lo forzo' ad inginocchiarsi, lo aiuto' a rimettersi in piedi. Respiro' sollevato, finchè senti un oggetto di metallo freddo contro la sua gola.
"La lama che senti" parlo' il Vecchio "E' simbolo del dolore che proverai se dovessi tradire questa Società".

"Sei pronto ad affrontare le prove dell'iniziazione?"

Senza quasi aspettare la sua risposta, gli tolsero il cappuccio. Almeno respirava ora. La benda gli copriva ancora gli occhi. Beh, poco male, li avesse visti in faccia sarebbe scoppiato a ridere.

"Si....sono pronto". Pronto a mandarvi a cagare avrebbe voluto aggiungere.

Uno dei due minchioni che lo tenevano gli avvicino un bicchiere alle labbra. Finalmente cazzo, un po' d'acqua almeno. Bevve tutto d'un fiato, senza neanche pensarci.
Il sapore gli si fermo un attimo sul palato, un nanosecondo dopo il cervello lo informo' che non solo quella non era acqua, ma era un intruglio disgustoso ed amaro come il veleno. Cazzo, magari era veleno?

"Questo ti dovrebbe far pensare all'amarezza che proverai se dovessi tradire il tuo giuramento qui davanti ai tuoi fratelli".

Le altre prove furono tutte cazzate in confronto. Gli lavarono le mani, simbolo della purificazione di sta cippa di minchia. Lo misero in ginocchio sui ceci, a simbolo della penitenza dell'adepto.

Bella idea cazzo, penso'. E penso' a quell'altro coglione del Segretario se fosse stato lui ora in ginocchio sui ceci, difronte a tutta la Confederazione a pentirsi per i suoi peccati fatti in 20 anni di gozzoviglie e orge luculliane.
Il leader si congratulo' mentalmente con se stesso per la bella idea. Avrebbe dovuto mandare un proclamo alla Rete dei Non-Connessi con quest'immagine.
L'avrebbero adorata, come al solito, come con tutte le sue cazzate, penso'.

La cerimonia non duro' tantissimo.
Gli fecero giurare dio sa cosa, lo portarone in giro per la stanza facendogli saltare quella che sembrava una panca, simbolo degli ostacoli che avrebbe incontrato. Qualcuno gli carezzo' il volto, simbolo delle tentazioni e delle false lusinghe che avrebbe avuto dai Nemici.

Alla fine gli chiesero di pronunciare il suo nome ad alta voce nella sala.
Il Vecchio proclamo' che ora l'apprendista era uno di loro.

Le mani gli tolsero la benda e finalmente potè vedere tutti quei coglioni in faccia.


venerdì 29 marzo 2013

La Stanza



"Dove siamo ?"
"Non posso dirtelo, scusami".
Appariva leggermente imbarazzato nel toglierle quel ridicolo cappuccio, mentre cercava di darsi un'aria importante.
Un lieve ronzio di sottofondo animava la stanza, le pareti erano ricoperte di piccoli piramidi metalliche, alcuni faretti illuminavano la stanza spoglia, un letto, un piccolo comodino, un tavolo e alcune sedie.
"Cos'è questo posto ?"
"E'...una stanza anecoica multibanda", disse il ragazzo tutto d'un fiato, e poi abbassò il capo.
"Tu sei pazzo, perchè mi hai portato qui, sono vietate, lo sai "
"Perchè ti devo parlare, e quello che ti devo dire non lo posso dire se siamo connessi alla Rete Sinaptica"
Secondi di imbarazzato silenzio.
"Tu sei folle, se ci scoprono il nostro status di cittadini ce lo stracciano !"
"Non ci scopriranno, non qui.
Senti,  Ti ricordi quando sono stato male , circa due mesi fa ?"
"Si, mi hanno parlato di un sovraccarico emozional-cognitivo, assoluto bisogno di sconnettersi alla rete per un pò e di meditare sotto una guida diretta; del resto con il carico di studio e lavoro che hai, ci sta tutto".
Lui sorrise, sguardo basso, vagamente beffardo, poi respirò profondamente, per un attimo si sentì come quando era ragazzino, quando si tuffava dagli scogli , a piombo, dritto in mare. La calma prima del salto.
"Non era vero, un amico medico ha scritto il certificato per me; sono scappato, sono andato all'estero, 7 giorni, in Iberafrica.
 Tu sei mai uscita dal nostro paese ?"
"No, lo sai bene, non ce lo possiamo permettere, da quando fummo buttati fuori dalla conferenza panmediterranea a causa del Grande Complotto Eurico, non ci è  più permesso."
"Stronzate, sono tutte stronzate" disse lui, scandendo le parole una per una, quasi con stanchezza.
"Cosa ? Perchè tutta questa rabbia nella tua voce? Sai che la rabbia è permessa solo agli adepti dal livello Shivaya in poi, noi non sappiamo controllarla"
"Senti, per farla breve, io sono uscito fuori da questo paese, un amico mi ha prestato dei documenti falsi e mi ha procurato un passaggio da clandestino su un camion dalla frontiera in poi, ho passato 4 giorni a documentarmi , avevo una connessione smashband alla Grande Rete Esterna, ho passato 4 interi giorni ad assorbire dati su cosa è successo negli ultimi due decenni la fuori".
"Ma, come ? come è possibile, siamo dei ricercati la fuori ! Hanno paura di noi ! e poi la Rete Esterna , ma quando mai, è solo un network di anarcocapitalisti, squali, puttanieri distruttori di Gaia, lo sappiamo perfettamente cosa c'è la fuori".

Lui sorrise, sguardo sempre basso, pensando che, a giudicare dal tono di voce di lei, tutti quegli anni a imparare a controllare gli implusi di rabbia non erano stati poi così proficui.
"Non è vero, sono tutte balle, sai qual'è la storia ? Non c'è mai stato nessun complotto, il Primo Governo dei Giusti decise di tirarci fuori dalla conferenza Panmediterrenea inventando la storia del Grande Complotto, questo è quanto; da allora per il mondo esterno la nostra situazione è talmente degenerata che ci tengono come un malato in quarantena, hanno in pratica del tutto azzerato qualsiasi scambio, il che al nostro governo va bene perchè l'Autarchia è uno dei suoi cardini; la realtà è che siamo una specie di reparto di malattie infettive su scala continentale, infiltrano ogni tanto dei loro addetti alla sicurezza per capire a che punto siamo del nostro delirio collettivo"
Lei si alzò di scatto dalla sedia, lo guardò dall'alto in basso:

"Tu sei pazzo!!"

Lui non sollevò ne lo sguardo nè il volume, continuò con quel tono di voce intriso di stanchezza:
"E' un altro mondo la fuori, non puoi capire, nessuno della nostra generazione può capire, niente livelli, niente rete sinaptica se vuoi, niente titolo di "cittadino" per poter accedere ai servizi privilegiati o ad un lavoro decente, libere associazioni di persone, conflitti, caos, energie che si sprigionano senza filtri, e niente guide illuminate"
"Vedi, vaneggi, ti hanno chiaramente installato un virus, ti stanno usando come vettore per infettare tutta la nostra rete, tu sei un pericolo per tutta la nostra comunità, devi essere isolato".

Lui sospirò, sentì come una spossatezza totale prendere il sopravvento:
"...E se la smettessi di parlare come un automa e cercassi di elaborare dei pensieri autonomi, intendo dei veri pensieri tuoi, almeno ora e qui dentro, pensi di potercela ancora fare ?"

Il Giornalista

Sono buoni tutti a parlare cosi'. Il problema non è dove vai a parlare, ma con chi!
Si sono messi d'accordo è ovvio. Dieci minuti, tipo, neanche dieci minuti dopo erano già d'accordo. Gli stolti della rete periferica ci hanno creduto subito, ovvio.
Sfida? Ma quale sfida, quella era una trappola, te lo dico io. Una trappola da vigliacchi.
Lo sai meglio di me, con quel tipo che hai cacciato per tendenze anti-connessione.

Quel posto dove è pieno come un uovo di anti-sinaptici. E il tuo ex collega è uno di loro.
Non mi sarei neache potuto connettere, cosa avrei dovuto fare secondo te?

Come si fa a chiedermi di andarci a parlare. Faccia a faccia, capisci? Nella rete periferica poi. Che magari ti capita un guastatore che ti rovina tutto. Hai visto l'altra volta col Vecchio cosa è successo, no? Io te l'avevo detto che era troppo rischioso. Ma lasciamo stare, hai peccato di superbia. E poi questa tuo vezzo di non volerti connettere come gli altri, proprio non lo capisco.

Comunque quello là, sto ex Giudice, mi sta sul cazzo! Fa il finto buono, te lo dico io. Si presenta con la sua bella faccia pulita, la sua carriera immacolata dopo aver fatto finta per anni di aver osteggiato la Setta, per anni Cristo d'un dio! Se solo sapessero di che pasta è fatto.
Un figlio di puttana, lo dovrei dire chiaro. No, non ti preoccupare, non lo diro', lo faro' solo intuire, come al solito.
Diro' che....è un furbo, ecco, un furbo.
Cosi' magari lo associano a quel puttaniere del Vecchio ed il gioco è fatto.
Tanto ormai saranno tutti etichettati come puttanieri, vedrai, vedrai..

E' la terza carica della Confederazione, ti rendi conto? Pensa che uno degli adepti l'ha visto una volta che si aggirava in una zona riservata ai connessi. Si sta comprando il consenso tra di noi, persino tra di noi con quei falsi sorrisi.

Una volta l'hanno persino visto che non pagava un biglietto della sottovia.

Nella rete periferica sono tutti boccaloni. Chiaro. Non hanno idea di cosa succede veramente. Questo vuol dire non essere connessi. Non sai un cazzo poi.

E si, che ci ho provato tanto. Ti ricordi no? Ogni settimana provavo ad istruire i non-connessi. Avevamo pensato a tutto col leader, persino i libri dietro di me, il disordine sulla scrivania. Giusto per dare un'idea di letterato, sai, di secchione che si documenta sulle cose prima di parlare.
E' stata un'idea tua quella, te lo ricordi?
Come se li leggessi veramente tutti quei libri. Figuriamoci, non ne ho bisogno.


Come dici? Si, lo so, mi devo preparare, è quasi ora.
Va bene, allora ci pensi tu a presentarmi. Si, tranquillo, anche oggi sarà un successo.

Il Presidente


Il Segretario usci in fretta dal palazzo, ovvero il tempio di Siddharta il redivivo, come lo chiamavano gli adepti del Nuovo Movimento per la Connessione Suprema.

Erano gente strana, non c'era dubbio. I due alti prelati che sedevano difronte a lui sembravano determinati. Solo per un attimo l'uomo aveva titubato.  Gli era sembrato che avesse giusto un attimo in cui forse...
Ma no, invece no. Uno spasmo di dolore. Una colica, ecco, sembrava una colica. La sua voce si era incrinata per un momento, ma poi era tornata come prima ripetendo quella frase sinistra, "E' finita per voi..".

L'ufficio del Presidente si trovava in un antico Palazzo lontano là. Non sarebbe stato piacevole incontrarlo ma doveva farlo comunque. Strinse il piccolo contenitore di bachelite nella sua giacca, quasi a farsi forza ed entro nel Palazzo del Presidente.

La porta si scosto' lievemente e con passi leggeri ed il solito respiro affannato si avvicino' il suo maggiordomo personale. "Presidente, il Segretario è qua, a rapporto".
Gli occhi del Presidente si rivolsero al maggiordomo e si chiusero appena in un assenso silenzioso.

Con lo stesso affanno il maggiordono si affretto a scomparire dallo studio.
Il Segretario si presento' davanti ai suoi occhi, piu' vecchio di quando la missione gli era stata affidata, una settimana prima.

Il Presidente si sistemo' l'orologio e sistemo' la penna stilografica poggiata sulla scrivania sotto gli occhi impazienti del Segretario.

Lo studio era dotato di microfoni e registratori video nascosti. Il Presidente sfioro' un bottone sul fianco della scrivania in mogano. Il bottone avrebbe iniziato la registrazione della conversazione e attivato uno schermo anti-sinaptico intorno alla stanza.

"Leggo dalla sua espressione, che non è andata bene..." disse il Presidente.
"No, non è andata bene" quasi esalo' il Segretario. "Non sono riuscito nella missione, anche se, solo per un momento credevo di avercela fatta...".

"Ha con lei...quello che le avevo dato?".

La mano del Segretario nella tasca della giacca, quasi nervosa.
"Si, Presidente, ce l'ho qua, io glielo rido' subito e..."
"Non importa ora, non importa" l'indice della mano sinistra si sollevo' appena. "Le potrebbe servire in seguito, lo tenga con se." Suono' quasi come un avvertimento.


Gli occhi del Presidente si soffermarono sull'uomo seduto davanti a lui fissarono l'uomo attentamente. Si, era invecchiato e si era persino ingobbito, il peso della missione.

"Beh, io se vuole Presidente potrei provare a parlare con i ragazzi, convocheremo la giunta...voglio dire".

"No, Segretario, stavolta devo andare io."

Era dall'inizio della storia della Confederazione che si era pensato ad avere come Presidente rappresentativo una persona con un alto profilo istituzionale, con un profilo indipendente e, come dicevano i vecchi testi, "super-partes".
Serviva una persona non influenzabile e, soprattutto, non controllabile in nessun modo. Lecito o illecito che fosse. 

Il vecchio Presidente era una macchina completamente automatizzata con perfette sembianze umane. Nel vecchio linguaggio della rete periferica qualcuno l'avrebbe chiamato androide.

Era un modello che a suo tempo aveva avuto molto successo. Il suo micro-reattore a fusione fredda si stava pero' esaurendo, era tempo di rimpiazzarlo e questa operazione, purtroppo, prevedeva una dismissione parziale delle sue funzionalità.

La sua ultima fatica, prima di godersi il meritato riposo. Dicevamo che quando ti rimpiazzavano il reattore era come se tornassi giovane di 200 anni. Si fa per dire, ovviamente una macchina non puo' avere il concetto di giovane o vecchio. Ma il Presidente si gingillava con questi pensieri, nella solitudine del suo studio.

"Devo andare io stavolta" ripetè mentre i suoi occhi a circuiti fotonici guardavano fuori, oltre il cielo azzurro della Capitale della Confederazione, proprio mentre una minacciosa scia bianca si formava nella stratosfera.
"E' una missione che richiede un profilo super-partes".

giovedì 28 marzo 2013

L'Incontro

La cravatta era troppo stretta. La camicia non si intonava con la giacca, e poi sei sempre stato male in abito, diosanto.

Tutto era pronto ormai. Ti rigiri i fogli tra le mani. Come se servissero a qualcosa. Sai benissimo quello che c'è scritto. Nella connessione elettrosinaptica di ieri col leader hai imparato tutto a memoria. Sai quello che devi dire e non puoi sbagliare.

Eppure, ti sudano le mani, cazzo!

Lui è seduto di fronte a te. La luce della lampada viene riflessa dalla testa glabra. Ti soffermi a guardarlo da vicino, non l'avevi mai avuto cosi' vicino, in effetti.
Suda, i suoi occhi sono apparantemente spenti, come di qualcuno che non dorme da giorni. Che cerca, che si tormenta.

Presto tutto sarà finito, il leader te lo ha assicurato, e anche questo patetico simulacro si dissolverà, come tutti gli altri. Verrà abbattuto, come è giusto che sia.

Fai un cenno con la testa al sacerdote in abito da cerimonia. "Che la connessione abbia inizio" proclami con voce ferma.
Non tutti sanno che quella è solo una connessione apparente, per i non cittadini, i non connessi della rete periferica. La vera connessione, la vera rete, è molto piu' profonda.

Quasi senza pensarci ti tocchi il polso, proprio dove sta uno degli elettrodi che ti consentono di comunicare con il leader.
E' un po' caldo, segno che il leader dall'altra parte del mondo, nel suo quartier generale ti sta seguendo, è là con te. Ti supporta con la infinita saggezza ed energia.
Ti fai coraggio e cominci a parlare.
Vuoi apparire cortese, cerchi di mascherare il disgusto.

Lei è affianco a te, la intravedi con la coda dell'occhio (e pensi, ora anche il leader la potrà vedere). E' rigida, nervosa. Le donne non sono fatte per questo, pensi.

No, è una delle prescelte dal leader, che ti viene in mente?



Dopo aver letto, o finto di leggere, una buona pagina, lo guardi. Gli concedi un sorriso freddo e volgi il palmo della tua mano verso l'alto, invitandolo ora a parlare.


Ti sembrava piu' nervoso. Si esprime abbastanza bene per essere un non-connesso.
Ti devi concentrare per non sorridere, accidenti. E' uguale a quel famoso parlatore, quello che appare ogni tanto sulla rete periferica. Non è male, ogni tanto ti fa sorridere.

Continua a versarsi dell'acqua e bere, le sue parole sono penetranti. Cerchi di seguire il suo ragionamento. Non perchè ti interessi, sai già cosa ha da dirti. Per quanto ti riguarda sta solo sprecando il fiato.
Non sai neanche tu perchè ma ti ritrovi ad ascoltarlo. Lei ridacchia quasi, affianco a te. E' una risata nervosa, il leader di sicuro se ne accorgerà.
Non ha raggiunto ancora la connessione suprema, lo sai benissimo.

Lui fa una delle sue metafore, cerchi di capire il paragone, il succo della metafora. Dovresti cercare nella rete centrale il significato, ma non ti va ora.
Accadde all'improvviso. Stavi per parlare, quella maledetta frase era sulla tua punta della lingua.
Tutto comincia con un "Forse..." o con un "Se..". I veri illuminati, coloro che hanno provato la connessione suprema non conoscono forse o se.

Il dolore fu acuto. Inizio' dai tuoi testicoli. Li hai sentiti contrarre, è stato un attimo. Una punta di fuoco sul tuo basso ventre. Lo stomaco ti sta dicendo che devi vomitare. Ti devi purificare.

Ma non puoi cazzo, non ora.
Il sudore solca freddo la tua guancia, si ferma sulla barba perfettamente regolata.
Lui si ferma e ti guarda. Il sacerdote non puo' aiutarti ora, la connessione è piu' importante.

Cristo, stai balbettando.
E' durato un attimo, poi hai ritrovato la connessione. Il leader nella sua magnanimità ti ha liberato dal dolore. Non hai piu' dubbi. Il tuo sorriso è sicuro. Lo sfidi.

"E' finita per voi...". Le tue parole risuonano nella rete periferica dei non-connessi. Come rintocchi lontani di una campana. E' l'inizio della fine. La loro.

Cyber Democracy

Mi stesi sul lettino, svuotai la mente.
La connessione elettrosinaptica era avviata, stavamo per scivolare un altra volta nel grande cervello elettrosemantico del Guru, per un'altra seduta di neuroapprendimento sul nostro compito politico.
Il nostro guru aveva capacità precog, enormemente potenziate da un software SVG4, ma in fondo era un uomo semplice, aveva abbandonato un passato da Manager di successo per ritrovare le radici nella terra. Ora coltivava il suo orto, e interrompeva il suo lavoro solo per le “Assemblee Interpretative di Gaia”, come le definivamo.

Il software era ormai alla sua massima espressione , per noi era semplicemente "Siddharta", le sigle non ci interessavano, e anche ridurlo ad un software, ad una becera rete neurale, non dava minimamente conto della sua complessità e originalità nell'interpretare il mondo là fuori.
Negli ultimi mesi la flebile resistenza delle obsolete, patetiche e corrotte, forze politiche dell'era Pre-Siddharta era stata praticamente annientata.
Le connessioni elettrosinaptiche raggiungevano oramai un buon 40% della popolazione, le sedute sparute di poche centinaia di militanti dei primi tempi erano solo un ricordo, piacevole ma ormai quasi sbiadito.

Nell'ultimo triennio le riunioni erano state assorbite da numeri sempre crescenti, ormai sentivi la potenza di milioni di menti fluire nelle sedute collettive, era sempre più inebriante apprendere tutti insieme la realtà, e percepire nuove sfumature di Gaia che Siddharta ci rivelava.
Le forme antiche, come la politica, non ci interessavano più, erano state semplicmente scavalcate, e lasciate lì in un limbo, nella coscienza che per la parte meno avanzata della popolazione erano ancora delle ancore per rimanere abbarbicati ad una realtà che loro ancora non potevano recepire a pieno.

Del resto il Guru era stato chiaro, sin da subito, i livelli di avanzamento nella comprensione di Gaia sarebbero stati differenti, a seconda della propensione delle singole menti e delle inevitabili resistenze che 80 anni di governo del Partito Unico dei Grandi Corrotti aveva creato.

Con certi individui, a cui il titolo di cittadini era stato precluso, non si era potuto fare nulla.
Semplicemente erano stati intaccati sinapticamente dal Grande Male così a fondo che neppure i livelli più semplici di Siddharta potevano essergli d'aiuto ormai.