Il Segretario usci in fretta dal palazzo, ovvero il tempio di Siddharta il redivivo, come lo chiamavano gli adepti del Nuovo Movimento per la Connessione Suprema.
Erano gente strana, non c'era dubbio. I due alti prelati che sedevano difronte a lui sembravano determinati. Solo per un attimo l'uomo aveva titubato. Gli era sembrato che avesse giusto un attimo in cui forse...
Ma no, invece no. Uno spasmo di dolore. Una colica, ecco, sembrava una colica. La sua voce si era incrinata per un momento, ma poi era tornata come prima ripetendo quella frase sinistra, "E' finita per voi..".
L'ufficio del Presidente si trovava in un antico Palazzo lontano là. Non sarebbe stato piacevole incontrarlo ma doveva farlo comunque. Strinse il piccolo contenitore di bachelite nella sua giacca, quasi a farsi forza ed entro nel Palazzo del Presidente.
La porta si scosto' lievemente e con passi leggeri ed il solito respiro affannato si avvicino' il suo maggiordomo personale. "Presidente, il Segretario è qua, a rapporto".
Gli occhi del Presidente si rivolsero al maggiordomo e si chiusero appena in un assenso silenzioso.
Con lo stesso affanno il maggiordono si affretto a scomparire dallo studio.
Il Segretario si presento' davanti ai suoi occhi, piu' vecchio di quando la missione gli era stata affidata, una settimana prima.
Il Presidente si sistemo' l'orologio e sistemo' la penna stilografica poggiata sulla scrivania sotto gli occhi impazienti del Segretario.
Lo studio era dotato di microfoni e registratori video nascosti. Il Presidente sfioro' un bottone sul fianco della scrivania in mogano. Il bottone avrebbe iniziato la registrazione della conversazione e attivato uno schermo anti-sinaptico intorno alla stanza.
"Leggo dalla sua espressione, che non è andata bene..." disse il Presidente.
"No, non è andata bene" quasi esalo' il Segretario. "Non sono riuscito nella missione, anche se, solo per un momento credevo di avercela fatta...".
"Ha con lei...quello che le avevo dato?".
La mano del Segretario nella tasca della giacca, quasi nervosa.
"Si, Presidente, ce l'ho qua, io glielo rido' subito e..."
"Non importa ora, non importa" l'indice della mano sinistra si sollevo' appena. "Le potrebbe servire in seguito, lo tenga con se." Suono' quasi come un avvertimento.
Gli occhi del Presidente si soffermarono sull'uomo seduto davanti a lui fissarono l'uomo attentamente. Si, era invecchiato e si era persino ingobbito, il peso della missione.
"Beh, io se vuole Presidente potrei provare a parlare con i ragazzi, convocheremo la giunta...voglio dire".
"No, Segretario, stavolta devo andare io."
Era dall'inizio della storia della Confederazione che si era pensato ad avere come Presidente rappresentativo una persona con un alto profilo istituzionale, con un profilo indipendente e, come dicevano i vecchi testi, "super-partes".
Serviva una persona non influenzabile e, soprattutto, non controllabile in nessun modo. Lecito o illecito che fosse.
Il vecchio Presidente era una macchina completamente automatizzata con perfette sembianze umane. Nel vecchio linguaggio della rete periferica qualcuno l'avrebbe chiamato androide.
Era un modello che a suo tempo aveva avuto molto successo. Il suo micro-reattore a fusione fredda si stava pero' esaurendo, era tempo di rimpiazzarlo e questa operazione, purtroppo, prevedeva una dismissione parziale delle sue funzionalità.
La sua ultima fatica, prima di godersi il meritato riposo. Dicevamo che quando ti rimpiazzavano il reattore era come se tornassi giovane di 200 anni. Si fa per dire, ovviamente una macchina non puo' avere il concetto di giovane o vecchio. Ma il Presidente si gingillava con questi pensieri, nella solitudine del suo studio.
"Devo andare io stavolta" ripetè mentre i suoi occhi a circuiti fotonici guardavano fuori, oltre il cielo azzurro della Capitale della Confederazione, proprio mentre una minacciosa scia bianca si formava nella stratosfera.
"E' una missione che richiede un profilo super-partes".
Nessun commento:
Posta un commento